I primi cento giorni del secondo mandato di Donald Trump offrono uno spaccato impietoso della condizione attuale dell'Occidente: un'area geopolitica ancora potente, ma sempre meno capace di determinare gli sviluppi globali. La crisi ucraina e la ritirata tattica nello scontro commerciale con la Cina sono manifestazioni diverse di un'unica realtà, la progressiva perdita di capacità di direzione strategica da parte di Washington e, più in generale, delle élite euro-atlantiche. Il tentativo di Trump di imporre un'accelerazione nella risoluzione del conflitto in Ucraina si è infranto sulla complessità della situazione. Da una parte, la Federazione Russa, che agisce non per espansionismo ideologico o restaurazione imperiale, ma per la difesa della propria sovranitá e alla ricerca di un assetto globale multipolare, si mostra impermeabile a pressioni esterne. Dall'altra parte, gli alleati europei, guidati da logiche proprie e, in questo frangente, profondamente diverg...