L'immagine caricaturale qui sopra è un poster di propaganda della Prima Guerra Mondiale, intitolato "Destroy This Mad Brute: Enlist", ossia "Distruggi questo folle bruto: arruolati", creato dall'artista Harry R. Hopps nel 1917. Questo poster è un esempio classico di propaganda bellica usata dagli Stati Uniti per spingere i cittadini a unirsi alle forze armate durante la guerra contro la Germania.
Il poster raffigura una bestia enorme e feroce, simile a un gorilla, con un'espressione aggressiva e animalesca. La bestia indossa un elmetto con la scritta "Militarism", simbolo del militarismo tedesco. Nella mano destra, tiene una clava insanguinata su cui si legge la parola "Kultur", termine usato sarcasticamente per indicare la pretesa superiorità culturale tedesca. Nella mano sinistra, la bestia trasporta una donna bionda in stato di sottomissione e paura, probabilmente simbolo della civiltà occidentale o dei valori morali e culturali minacciati dalla barbarie tedesca. Sullo sfondo si intravede il paesaggio distrutto dell'Europa e, sull'acqua, la parola "America", suggerendo che la minaccia del militarismo tedesco potrebbe presto invadere gli Stati Uniti se non si interviene.
Obiettivo e significato
Il poster cerca di suscitare paura e indignazione nei confronti della Germania, rappresentandola come una forza brutale e selvaggia che minaccia non solo l'Europa, ma anche l'America. L'immagine della bestia che rapisce la donna si ispira al mito del rape narrative, una metafora visiva utilizzata per simboleggiare la violazione e il saccheggio. Il termine "Kultur" ironizza su come la Germania giustificava la sua espansione e i suoi atti di guerra con la superiorità culturale.
Il messaggio del poster è chiaro: l'America deve intervenire per fermare questa "bestia folle" e proteggere i valori civili, culturali e morali, con il reclutamento volontario per le forze armate. In questo modo, il poster mobilita il patriottismo e alimenta il risentimento contro il nemico.
Scopo della propaganda
L'obiettivo era convincere i giovani americani a unirsi all'esercito durante la Prima Guerra Mondiale, facendo leva su temi come il dovere patriottico, la difesa della civiltà e la lotta contro la barbarie. Questi tipi di poster furono ampiamente utilizzati in quel periodo per rafforzare il consenso interno e per costruire un'immagine del nemico che giustificasse l'entrata in guerra.
In sintesi, questo poster è un esempio di come la propaganda visiva possa manipolare le emozioni collettive, utilizzando simboli potenti e immagini distorte del nemico per spingere alla mobilitazione e all'intervento militare.
La pace a portata di mano
Nel marzo 2022, durante i colloqui di pace tra Russia e Ucraina tenuti a Istanbul, sembrava che le parti fossero vicine a un accordo. I negoziati ruotavano attorno ad alcune questioni centrali, tra cui lo status neutrale dell'Ucraina e l'impegno a non entrare nella NATO, due richieste chiave avanzate da Mosca. Come segno di buona volontà per facilitare i colloqui, la Russia ritirò le proprie truppe dai dintorni di Kiev, compresa Bucha il 31 di marzo, lasciando intendere una volontà di trovare una soluzione diplomatica. Tuttavia, secondo varie fonti occidentali, non certo filorusse, questo processo di pace fu interrotto da circoli potentissimi.
Arakhamia
David Arakhamia, capo del partito ucraino di Zelensky "Servo del Popolo" che prese parte ai colloqui di pace a Istanbul come negoziatore della parte ucraina, in una intervista alla TV nazionale ucraina confermò che dopo l'intervento del Primo Ministro britannico Boris Johnson, la dinamica dei negoziati cambiò drasticamente.
Johnson, in visita a Kiev il 9 di aprile 2022, avrebbe avvertito Zelensky di non firmare alcun accordo con la Russia, assicurando che l'Occidente, in particolare Regno Unito e Stati Uniti, avrebbe aumentato il sostegno militare all'Ucraina per continuare la resistenza.
L’Occidente, sosteneva Johnson, non intendeva fare concessioni a Putin e puntava a indebolire la Russia piuttosto che cercare una tregua.
Bennet
Prima di Arakhamia, anche l'ex primo ministro israeliano, Naftali Bennett, aveva confermato che la volontá di Zelensky di accordarsi con Putin dovette piegarsi alla volontá superiore dei suoi curatori della Nato di combattere fino alla vittoria. Bennett dichiarò in varie interviste che aveva condotto negoziati segreti tra Putin e Zelensky, e secondo lui, vi era una finestra di opportunità per porre fine al conflitto. Bennett si era mostrato fiducioso che un accordo potesse essere raggiunto, ma anche lui accennò al fatto che alcuni leader occidentali preferirono una strategia di scontro piuttosto che di dialogo. Questi leader ritenevano che isolare la Russia e continuare la guerra sarebbe stato più utile a lungo termine per gli equilibri geopolitici mondiali.
Schröder
A conferma dell’esistenza di pressioni esterne, l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder ha qualche giorno fa dichiarato, in un'intervista a Die Welt, che "circoli potentissimi" avevano impedito il raggiungimento della pace. Secondo Schröder, una soluzione era vicina, ma le forze occidentali preferirono sabotare i colloqui per continuare la guerra, puntando a isolare la Russia e mettere a rischio la sua stabilità politica. Ho tradotto l'articolo di Die Welt, lo trovate qui: link
Distruggi questo folle bruto: Bucha!
Secondo la narrativa russa, dopo il ritiro delle truppe da Bucha, la "scoperta" dei massacri di civili fu utilizzata come pretesto per inasprire il conflitto. Mosca ha negato qualsiasi responsabilità, sostenendo che i fatti di Bucha fossero una "farsa" orchestrata dai servizi segreti occidentali, in particolare britannici, per screditare la Russia e giustificare la continuazione della guerra. Questo episodio, combinato con l’aumento delle sanzioni e l'invio di armi all’Ucraina, contribuì a far naufragare definitivamente i negoziati di pace.
Il governo russo chiese gia dal 3 aprile 2022 un'indagine indipendente per verificare cosa fosse effettivamente accaduto, ma la proposta fu ferocemente ostacolata in sede ONU, dove gli Stati Uniti e altri membri del Consiglio di Sicurezza bloccarono la richiesta. La Russia desiderava che la commissione verificasse i dettagli degli eventi attraverso una revisione imparziale, suggerendo che solo un'indagine condotta al di fuori delle parti in causa avrebbe potuto garantire una valutazione equa. Tuttavia, la proposta fu respinta, con alcuni Paesi occidentali che espressero preoccupazioni sul fatto che una commissione del genere potesse essere utilizzata per distorcere i fatti o per ritardare altre inchieste già in corso, come quelle condotte dall'Ucraina stessa e da organizzazioni internazionali (tutte filo occidentali ovviamente). Inoltre, le immagini e le testimonianze raccolte da vari osservatori "indipendenti" (ovviamente indipendenti solo dal Cremlino) avevano convinto gli USA che le forze russe avessero effettivamente compiuto i crimini, nonostante le smentite di Mosca.
Nel frattempo, nonostante le reiterate richieste di Mosca, non é mai stata fornita una lista delle vittime della "strage di Bucha", che i russi ritengono essenziale per la conduzione di una indagine indipendente dei fatti e delle fonti testimoniali. La parte ucraina ha giustificato i reiterati dinieghi di fornire una lista delle vittime adducendo timori di ritorsioni per le famiglie delle vittime, che in tal modo (e i piú maliziosi aggiungerebbero, convenientemente) non potranno mai dare la loro versione dei fatti.
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